Terzo giorno: Cillario Ferrero

Anche quest’oggi, i ragazzi coinvolti nel progetto STEM si sono recati nel laboratorio di chimica dell’Istituto Cillario Ferrero, in attesa di immergersi in un mondo tutto nuovo, invisibile agli occhi: quello dei batteri.

Lieviti trattati in negativo con nigrosina

La coltivazione con acqua peptonata del giorno precedente, infatti, ha mostrato i suoi frutti quando, estraendo le capsule Petri dall’incubatrice, i giovani si sono accorti di minuscole presenze di batteri e lieviti al loro interno e hanno constatato che il terreno preparato con acini derivanti dal grappolo conservato in frigo era decisamente meno ingombro di microrganismi rispetto all’altro campione.

Un campione con lieviti (tondeggianti) e bacilli

Dopo aver compreso l’importanza di mantenere il frutto al fresco, hanno prelevato delicatamente i batteri per riporli sopra dei vetrini per l’osservazione al microscopio; la meraviglia nel vedere questi organismi minuscoli è stata talmente grande che nemmeno l’idea di una pausa ha sedotto i ragazzi dal staccarsi dall’ormai amato strumento di ingrandimento!

Lieviti trattati con blu di Metilene; al centro si può notare una scissione binaria e la formazione di due nuovi batteri

I giovani si sono dilettati nel trattare questi campioni con vari coloranti e, curiosi di vedere cosa vi fosse nelle altre postazioni, hanno girovagato da un microscopio all’altro tempestando la professoressa Galvagno di domande. Quando poi finalmente hanno deciso di tralasciare per un attimo le osservazioni, hanno scoperto cosa accade durante una fermentazione aggiungendo lievito e zucchero all’acqua distillata e notando che il palloncino legato all’estremità della beuta si gonfiava a seguito della liberazione di anidride carbonica.

Campione con una vinaccia; si notano cellule esagonali e i nuclei al loro interno (scuri)

Hanno inoltre misurato il pH del mosto conservato in frigo, mostrando un aumento dell’acidità a causa della CO2, che in presenza di acqua acidifica le sostanze in cui si trova.

Infine i ragazzi sono tornati ai microscopi per osservare la diversa composizione di vinacce (bucce degli acini) e polpa, trattandole nuovamente con coloranti, e hanno notato che la struttura delle prime era molto più compatta rispetto alla seconda, trattandosi di cellule vegetali.

Polpa dell’acino

Nella conclusione, la professoressa Galvagno ha illustrato loro l’importanza della materia scelta per l’imballo per evitare sia schegge indesiderate (con vetro e legno) sia reazioni chimiche causate dall’acidità dell’uva (se venisse utilizzato l’alluminio) sia l’assorbimento di acqua, presente in grande quantità negli acini (ad esempio, il cartone è inadatto). 

Lieviti trattati con inchiostro

Spetterà quindi alle due squadre stabilire quale materiale sia il più adatto per conservare il frutto integro e privo di batteri, senza dimenticare i costi di produzione, che verranno trattati la prossima settimana, e la forma geometrica che deve possedere.

E sarà proprio questo ultimo ambito che verrà trattato domani al Liceo Scientifico “L. Cocito”, nostra prossima tappa.

Fermentazione