Laboratorio teatrale 11-12-2017

Ah, finalmente è arrivato il mio turno e, siccome sono stato accusato molte volte di non prendere nulla sul serio, scriverò il mio diario in modo erotic… ehm… ironico.

Vediamo, cominciare con una metafora mi pare un buon inizio… eh già.

Allora… ripercorriamo a mente lo stagno dei nostri ricordi e peschiamo…

Oh, ma questo è un pesce bello grosso! (lascerò che l’allusione a sfondo sessuale la capiate da soli).

Scherzi e burle a parte, il corso di teatro comincia con Paolo che chiede chi ha letto “……………….”. Cominciamo subito a dare una corona di opinioni spesso contrastanti sull’opera e Paolo ci omaggia con una perla, incastonata in mezzo alla corona, con cui ci offre un colorito parere su un attore non di suo gradimento che ha recitato nello spettacolo sulla vita di Galileo.

Alla fine decidiamo che l’opera presa in considerazione si potrebbe adattare alle nostre esigenze al fine di essere rappresentata nello spettacolo finale.

Un altro pesce ha abboccato, la pescatrice deve essere nata ad inizio secolo (ammicco per rendere il tutto più ironico)..,

Comunque il secondo (pesce?) è una bella lezioncina sugli accenti da parte di Paolo. 

La lezione si conclude con metà della classe che si mette alla prova con la pronuncia degli accenti e con la mia consapevolezza di essere inetto in tale frangente teatrale.

Fabio Iudicello

Laboratorio teatrale 4-12-2017

Caro diario,

perdonami per il prolungato silenzio, ma inaspettati e sgraditi impegni hanno tenuto la mia mente lontana da te.

4-12-2017

Iniziamo il laboratorio sedendoci tutti attorno ad un tavolo per metterci d’accordo su quale sonetto di Shakespeare ognuno dovrà recitare a Venezia. Non sto più nella pelle al pensiero di quei giorni e scopro con piacere che nessuno ha scelto i sonetti a cui avevo pensato. Una volta accontentati tutti, si passa alla dizione.

Paolo ci spiega il triangolo delle vocali e subito dopo passiamo alla pratica. Ripetiamo le vocali in successione ed esercitiamo i muscoli facciali ripetendo una successione di movimenti della bocca, riuscendo a stento a mantenere il ritmo e a trattenere le risate.

Ci mettiamo in cerchio ed esercitiamo la respirazione diaframmatica con una serie di inspirazioni ed espirazioni che coinvolgono sia il petto che l’addome.

L’esercizio successivo mette alla prova la resistenza, la fermezza e la creatività di tutti: consiste nell’avviarsi, camminando al rallentatore, verso la zona opposta della stanza per poi disporsi interpretando il personaggio di una scena scelta precedentemente e rimanere immobili. Al di là del mantenere la posizione per molto tempo – probabilmente ho forzato più i muscoli nella prima scena che in tre anni di pallanuoto -, ho trovato difficoltà nel mantenere fisso lo sguardo. Le braccia possono reggere lo sforzo, ma l’attenzione no. La mente vaga, e con essa gli occhi. 

Rappresentiamo due scene: un matrimonio disastrato e un mercato caotico. Interessante notare come talvolta capiti che qualcuno, fraintendendo la posa di un altro, si posizioni in modo da dare all’azione del compagno un nuovo significato.

Concludiamo tentando di attraversare la stanza ad occhi chiusi, nella speranza di fermarci con precisione dinnanzi ai nostri compagni.

Il laboratorio finisce, caro diario, e la mia mente è già proiettata verso il lunedì successivo e alle sorprese che Paolo ed i miei compagni hanno in serbo per me. Lo è a tal punto che le sfugge qualcosa, ma questa è un’altra storia…

Francesco Roncarati    

Laboratorio teatrale 27-11-2017

Caro diario,

oggi è toccato a me parlare della lezione di teatro.

Questa è stata una lezione molto particolare, che mi è piaciuta sia per ciò che dovevamo fisicamente fare, sia a livello concettuale e di idea. Paolo ci ha diviso in coppie e ogni coppia ha dovuto interpretare, a suo modo, senza vincoli particolari, un piccolo testo che ci è stato assegnato. Personalmente ho trovato questa attività davvero interessante e stimolante, un ottimo modo di mettersi in gioco.

All’inizio ero un po’ a disagio ed insicura, ma poi mi sono sciolta e mi sono resa conto di potercela fare, perché ovviamente quando ci si approccia ad una nuova esperienza non si farà tutto bene la prima volta, ma il laboratorio serve proprio ad aiutarci a migliorare.

Dopo aver provato la scena, l’abbiamo interpretata davanti alle altre coppie e le prime coppie l’hanno anche replicata.

E’ stato interessante vedere le analogie e le differenze che c’erano tra le varie interpretazioni; alcune coppie avevano argomenti ed idee in comune, altre invece hanno interpretato il testo in maniera completamente diversa.

Certe proposte mi hanno davvero affascinata, le idee che sono venute fuori mi fanno capire che ogni opera può essere vista in maniera completamente diversa da persone diverse… non pensavo che ci sarebbe stata una varietà di idee così ampia.

Mi rendo conto che la creatività che c’è in noi crea cose fantastiche e varie e che ognuno di noi è speciale a modo suo, perché la diversità e la varietà sono la chiave per rendere il mondo un posto più interessante e la vita qualcosa di per nulla monotono e noioso.

Elisa Morone    

Laboratorio teatrale 20-11-2017

Caro diario,

questa volta è toccato a me scriverti e raccontarti le nuove esperienze del laboratorio… spero di essere all’altezza.

Il nostro viaggio si apre con un racconto di Paolo che ci dice come sia riuscito a superare un suo limite, riuscendo a buttarsi da un aeroplano, senza neanche capire bene come si sarebbero svolte le cose. 

Per la conversazione clinica riceviamo un incipit molto interessante: “Se avessi il numero di telefono della persona che ammiri di più, cosa faresti?” Come hanno risposto anche altri, io penso che subito non lo chiamerei, né farei altro; prima cercherei domande interessanti da porgli, qualcosa che lo faccia fermare un attimo per concentrarsi su quello che gli chiedo. 

Durante questa conversazione ho provato sensazioni strane; ero riuscita a immaginarmi la scena in modo talmente realistico, che riuscivo a sentire e provare quell’indecisione. 

Finita questa prima parte del laboratorio, si passa alla parte più “pratica”.

Iniziamo a camminare per lo spazio a nostra disposizione con diverse intenzioni e intensità (intervallate fra di loro con dei momenti di camminata neutra). Piano piano questo esercizio aumenta di livello, aggiungendo sempre più cose da fare, fino a incrociare lo sguardo con una persona, sorriderle, abbracciarla e sussurrarle una frase (la frase ricevuta verrà a sua volta sussurrata alla persona che si incontra successivamente).

Con questo esercizio sono riuscita un po’ a sbloccarmi, ad avvicinarmi – in tutti i sensi – a persone che non conoscevo e a consolidare maggiormente il rapporto di forte amicizia che avevo con alcuni. Ho trovato molto interessante il fatto che anche solo uno sguardo, un sorriso o un abbraccio possano dire più di mille parole.  

Con l’ultima frase che ci è stata detta, dovevamo pensare a tre interpretazioni – un esercizio già svolto in passato, ma che ti dà sempre l’opportunità di metterti in gioco. E’ incredibile pensare a quante sfaccettature possa avere anche una frase “banale”.

Dopo questo esercizio iniziamo a fare una breve introduzione alle regole di dizione, che sarà anche lei una compagna di percorso.

Detto questo, attendo trepidante la prossima avventura del lunedì e intanto cerco di superare anche io i miei limiti.

Giorgia Vico  

Laboratorio teatrale 13-11-2017

Caro diario,

lunedì tutto è iniziato con una conversazione clinica su due rappresentazioni teatrali a cui hanno assistito Paolo e Niccolò.

Dopo il loro racconto ci siamo raccolti in un cerchio e ascoltando brani diversi abbiamo partecipato ad un esercizio di immaginazione e sensazioni; ognuno, per ogni brano, suono o nota, poteva esprimere le emozioni, le scene o le immagini che la musica gli scaturiva in quel momento; ovviamente i brani hanno provocato in ciascuno qualcosa di diverso, questo perché non siamo tutti uguali, ognuno di noi ha un vissuto, sogni caratteristiche e modi di interpretare, diversi tra loro, ma in qualche modo i nostri pensieri sono collegati da una sorta di filo che li tiene uniti.

Si è parlato poi del significato della parola “grammelot” che abbiamo compreso essere una vera e propria lingua inventata che si basa sull’uso del corpo e dei suoni.

Dopo esserci chiariti le idee sul significato di “grammelot”, lo abbiamo sperimentato improvvisando su alcuni temi come un’intervista, la tristezza, un incidente stradale e le sensazioni provate dopo un esame; è stato molto interessante vedere come anche senza parlare una lingua conosciuta il pubblico capisce lo stesso grazie all’espressione facciale, del corpo, e al tono della voce usato.

Durante l’intervista la parte più complessa era quella del traduttore che doveva rivolgere le domande del pubblico in lingua grammelot all’intervistato, e viceversa.

L’ultimo esercizio che abbiamo fatto è stato raccontare una storia partendo dall’idea di una persona e ampliandola un poco per volta; il risultato sono state storie molto “originali”.

Personalmente ho trovato il laboratorio dello scorso lunedì molto costruttivo, specialmente a livello dell’uso della fantasia e dell’improvvisazione; mi è piaciuto avere una certa libertà nell’interpretare perché mi ha permesso di esprimermi al meglio.

Veronica Casetta   

Laboratorio teatrale 6-11-2017

La puntata n° 1 è stata carica di emozioni  e di sfumature che hanno dimostrato come i colori delle nostre personalità saranno in grado di complementarsi nel disegno di questa esperienza. Personalmente, vedo quest’opera d’arte come la raffigurazione di un orizzonte. Questo è infatti il luogo dove si svolgono momenti molto importanti della giornata (nel nostro caso della nostra vita): il sorgere di nuove passioni e conoscenze, con l’aggiunta di quel pizzico di ansia che rovina il viaggio, ma senza la quale non si godrebbe appieno l’arrivo; il tramonto della nostra paura dell’opinione altrui (e soprattutto della nostra); il pieno sorgere del raggiungimento dei nostri obiettivi, che non significa essere diventati qualcun altro, ma la versione migliore di noi stessi.

La prima parte della puntata ha visto un giro di idee su quelli che potevano essere gli aspetti di somiglianza tra l’acqua e la dimensione artistico-culturale. Tante opinioni sono venute fuori: tutte molto innovative, alcune particolarmente ricercate e altre più spontanee.

Personalmente ritengo che il nostro stesso gruppo possa avere degli elementi di somiglianza con l’arte e con l’acqua. Partiamo dalla prima delle due e poniamoci questa domanda: quando inizia l’arte? Ognuno di noi è libero di darsi una risposta, la mia è “quando le persone non si accontentano più della realtà” e diciamocela tutta, chiunque a volte ha davvero bisogno di evadere da questa gabbia aperta. Ebbene, già solo il teatro in sé può definirsi un biglietto per il treno dell’agenzia “viaggi della testa in mezzo alle nuvole”, per cui, fanculo l’umiltà intellettuale e ammettiamo di essere tutti piccoli artisti se ci troviamo qui.

Per quanto riguarda l’acqua, penso che ogni essere umano sia paragonabile a un piccolo grande prisma di ghiaccio, con quell’aspetto strano, pungente, a volte pericoloso, ma che visto dalla giusta angolazione emana una luce abbagliante.

Nel secondo tempo della puntata abbiamo avuto modo di assistere a una serie di improvvisazioni che hanno ulteriormente abbattuto il muro della timidezza e hanno dato prova di quanto non possa essere più vera la frase del panettone Motta: “Buttati che è morbido!”

Filippo Marolo     

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” Archimede, l’invenzione che diverte!”

Le classi seconde del Liceo scientifico Cocito hanno visitato,
il 1 e il 7 dicembre, la Mostra di Archimede allestita presso il MUSE (Museo delle Scienze) di Trento.
 
Gli studenti hanno seguito un percorso di didattica laboratoriale, tra video multimediali e ricostruzioni di macchinari. Essi hanno potuto approfondire le intuizioni e scoperte nel campo della meccanica del “divino ingegno”, così era definito Archimede in epoca romana. 

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PREMIO PANATHLON A GIULIA CARDONE

Il Panathlon Club Alba venerdì 15 dicembre 2017 assegnerà il prestigioso “Premio Molino” all’allieva della classe 2^E Giulia Cardone, atleta di interesse nazionale di golf.

Il premio viene dato a giovani promesse dello sport piemontese e ha sempre portato molta fortuna,tanto da essere stato un po’ l’inizio di brillanti carriere agonistiche.

Ci auguriamo  che Giulia possa migliorare ancora il suo già ottimo curriculum sportivo.